A tu per tu con un immigrato in Silicon Valley

In questa foto Francesco Fogu

Ciao Francesco, ti va di raccontarci un po’ di te e della tua vita in Sardegna, prima di lasciare l’isola?

“Originario di Nuoro, con influenze Bittesi, sono cresciuto in una famiglia che mi ha permesso di esplorare le mie passioni sin da piccolo, sfruttando le opportunità della nostra terra e formando la mia identità in base alle nostre tradizioni.

Da sempre ho avuto una passione per l’architettura e la relazione uomo-ambiente – è un lato umanistico che ho ereditato da mia mamma e che ha fortemente influenzato chi sono oggi. Dopo il diploma, e un anno di studi in Islanda, sono approdato all’Università degli Studi di Sassari dove ho frequentato il dipartimento di Architettura e Design ad Alghero.

Durante il mio periodo di studi ad Alghero ho avuto l’opportunità di capire meglio quale aspetto del design mi appassionasse maggiormente, e qui grazie ad un team di docenti d’eccellenza ho sviluppato la passione per l’interaction Design. Interaction Design, è l’attività di progettazione dell’interazione che avviene tra esseri umani e sistemi informatici con lo scopo di rendere possibile, e facilitare al massimo, l’uso di strumenti digitali e sistemi complessi in maniera semplice e intuitiva.”

Cosa ti ha spinto ad andare fuori, non solo dalla Sardegna, ma dall’Europa?

“Da sempre ho avuto la curiosità di scoprire il mondo e culture diverse. A 16 anni ho lasciato la Sardegna per la prima volta, e grazie ad una borsa di studio di Intercultura ho vissuto un’anno in Islanda – quest’esperienza è stata la prima ad aprirmi la mente, qui ho imparato una nuova lingua, ho fatto nuovi amici, ho vissuto in una terra sconosciuta, ma principalmente ho capito che viaggiare e immergermi in nuove culture fosse l’unico modo per creare la mia strada, e carriera, in una cultura globale.

Il mio percorso di studi mi ha permesso di vivere sia in Italia che in Austria, dove ho avuto l’onore di conoscere persone da tutto il mondo e continuare ad approfondire la mia passione per il design.

Nonostante i vari viaggi, dopo la laurea ho deciso di tornare in Italia, ma la carenza di lavori e di tirocini nel campo dell’Interaction Design mi hanno spinto ad ampliare la ricerca oltre oceano. Nel 2012 una startup americana mi ha offerto l’opportunità di lavorare con loro per sei mesi. Fra alti e bassi, vari cambi di azienda e settore, 8 anni dopo mi trovo ancora a San Francisco.

Dopo 8 anni, finalmente considero la California la terra giusta dove mettere radici per un futuro più stabile, ma sempre con la Sardegna nel cuore.”

Una foto della città di San Francisco

Di cosa ti occupi?

“Lavoro per Facebook Inc. da quasi 6 anni. I quartieri generali sono a Silicon Valley e qui dirigo il dipartimento di Product Design per la divisione Well-being di Instagram, azienda sempre di proprietà Facebook.

La mission del Well-being team è quella di creare un ambiente positivo e sicuro per una delle più grandi piattaforme online al mondo. Ad oggi Instagram ha un miliardo e mezzo di utenti attivi e il mio team fa si che ogni account sia protetto da attacchi esterni, che i dati personali siano utilizzati in maniera sicura, e che ogni utente abbia gli strumenti adatti per proteggersi da situazioni indesiderate, create sia da sconosciuti che amici o conoscenti.

È nostra responsabilità rendere Instagram un luogo sicuro, dove qualsiasi persona si senta a suo agio e possa esprimersi in maniera civile e rispettosa. I nostri investimenti variano dal settore tecnico, ad aree che hanno il goal di migliorare l’intera società globale, come ad esempio la nostra missione per sconfiggere il bullismo online. Da anni ormai utilizziamo intelligenza artificiale per rilevare bullismo e altri tipi di contenuti dannosi, e il mio ruolo, oltre a creare strumenti di rilevazione, include la progettazione e il lancio di nuove funzionalità per rendere capace l’intera community di proteggersi da situazioni indesiderate, e avere un’esperienza positiva.

Mettere in contatto miliardi di persone con ciò che più amano, creare un luogo sicuro nel quale possano esprimersi, e lavorare per migliorare la nostra società e il modo in cui usiamo internet, e’ uno degli onori più grandi della mia carriera lavorativa.”

HQ Instagram San Francisco

Quali cose ti mancano maggiormente della tua terra? Ogni quanto riesci a tornare a casa?

“Penso spesso alla Sardegna, alla mia famiglia, al nostro mare, e alla mia vita d’adolescente. Sono fiero di essere Sardo e di avere delle radici così forti che mi permettono di vivere in una società completamente diversa dalla nostra, e con valori spesso differenti.

Tengo cari i valori della famiglia e dell’amicizia che ho imparato sin dai primi anni della mia vita, e che in Sardegna sono così importanti. Il coraggio di affrontare scelte e situazioni difficili, sempre a testa alta e con rispetto, son sicuro sia dato dalle radici Barbaricine.

Purtroppo riesco a tornare in Sardegna soltanto una volta all’anno, in genere durante l’estate, e passo il tempo in compagnia di amici e parenti fra Nuoro e San Teodoro.”

Francesco Fogu in California

Un aneddoto che ci vuoi raccontare:

“Non è facile raccontare e spiegare ad altri il mio lavoro, in Italia il modo in cui le aziende operano è completamente diverso da come lavoriamo a Silicon Valley.

Per anni ho cercato di spiegare a mia nonna il mio ruolo senza successo, fino a quando due anni fa le ho regalato un iPad per il suo compleanno, da allora le ho aperto un nuovo mondo – a quasi 88 anni si tiene aggiornata su Facebook e Instagram, è la mia fan numero uno e non c’è foto, video, o post senza un suo “mi piace”.

Ci videochiamiamo ogni fine settimana, è diventata una routine ormai, e vedere il suo sorriso è il miglior modo per sentirmi più vicino a casa.

La tecnologia spesso intimidisce chi non la conosce, ma la volontà e l’amore per la famiglia aiuta a scavalcare barriere che un tempo sembravano insormontabili.”

E speriamo che il tuo percorso sia ricco di crescita da condividere anche con la tua terra, anche se questo ti porterà per la maggior parte del tempo lontano, ma la Sardegna sarà sempre fiera delle persone come te.

Mavy Mereu

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